Normative

Sentenza della Corte costituzionale sugli affitti brevi: bocciati i vincoli dell’Emilia-Romagna, cosa cambia

Di Matteo AnzideiPubblicato il 7 min di lettura
Sentenza della Corte costituzionale sugli affitti brevi: bocciati i vincoli dell’Emilia-Romagna, cosa cambia

In breve

Con la sentenza n. 164/2026, depositata il 9 ottobre 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi gli articoli 4 e 5 della legge dell’Emilia-Romagna n. 10/2025: imporre a tutti gli affitti brevi della regione il cambio di destinazione d’uso, anche a chi affitta saltuariamente, è sproporzionato e crea una disparità con le altre strutture extralberghiere. La Corte non vieta i limiti: Regioni e Comuni possono contingentare gli affitti brevi con misure mirate, motivate e proporzionate. Il 22 ottobre la Corte di giustizia UE (causa C-813/24) ha confermato che si possono chiedere autorizzazioni preventive e, dove mancano case, limitarne il numero, a condizioni precise.

Le regole si decidono in tribunale, il lavoro si fa ogni giorno€9,99/unità al mese fino al 31/12

Cosa ha deciso la Corte costituzionale sull’Emilia-Romagna?

La legge regionale dell’Emilia-Romagna 19 dicembre 2025, n. 10 voleva frenare l’overtourism agendo sull’urbanistica. L’articolo 4 trattava la locazione breve come una destinazione d’uso a sé: trasformare un’abitazione per affittarla per brevi periodi diventava un cambio d’uso rilevante, con il relativo titolo edilizio, anche senza opere e in tutta la regione. L’articolo 5 disciplinava l’avvio di nuove locazioni brevi sulla base di quella destinazione.

Il governo ha impugnato la legge e la Corte, con la sentenza n. 164/2026 depositata il 9 ottobre 2026, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 4 e 5 per violazione degli articoli 3 e 41 della Costituzione: uguaglianza e libertà di iniziativa economica. Non ha accolto, invece, la tesi della violazione della competenza statale sulla concorrenza: le Regioni possono intervenire sugli affitti brevi, ma con misure proporzionate.

La sentenza n. 164/2026 in sintesi (fonte: Corte costituzionale; aggiornato al 6 novembre 2026)
DomandaRisposta della Corte
Il fine di contenere l’overtourism è legittimo?Sì, è un obiettivo meritevole di tutela
Si può obbligare ogni affitto breve della regione al cambio d’uso?No: la misura è sproporzionata e crea disparità di trattamento
Regioni e Comuni possono limitare gli affitti brevi?Sì, con misure mirate, motivate e proporzionate, anche di contingentamento

Perché la legge è stata bocciata: i tre motivi

  • Valeva ovunque. L’obbligo si applicava a tutto il territorio regionale, senza distinguere tra centri storici sotto pressione e zone in cui gli affitti brevi non tolgono case ai residenti.
  • Colpiva anche chi affitta saltuariamente. Il cambio d’uso era imposto a ogni locazione breve, comprese quelle occasionali e non imprenditoriali, senza una soglia minima di utilizzo.
  • Trattava in modo diverso situazioni simili. Le strutture extralberghiere gestite in forma d’impresa potevano mantenere la destinazione residenziale, mentre il privato che affitta per pochi giorni doveva cambiarla. Per la Corte la differenza è irragionevole: la limitazione, scrive, non può essere giustificata con lo scopo di adeguare la destinazione urbanistica all’uso effettivo del bene.

Sempre a ottobre 2026, con la sentenza n. 163/2026, la Corte aveva già bocciato una norma della Puglia che rendeva il codice regionale un passaggio obbligatorio prima del CIN, perché aggiungeva un onere alla legge statale (Il Sole 24 Ore). Il messaggio delle due sentenze è simile: le Regioni possono regolare, ma senza aggravi generalizzati che lo Stato non prevede.

Cosa resta possibile per Regioni e Comuni

La sentenza non è un via libera senza condizioni. La Corte ribadisce che contenere gli affitti brevi è un obiettivo legittimo e che il contingentamento è possibile, anche con gli strumenti urbanistici sul cambio d’uso (art. 23-ter del DPR 380/2001). Le misure però devono essere:

  • mirate: limitate alle zone in cui il problema esiste davvero, non estese a un’intera regione;
  • motivate: basate su dati sull’effetto degli affitti brevi su residenti e mercato della casa;
  • proporzionate: senza colpire chi affitta in modo occasionale con gli stessi vincoli di chi lo fa come attività.

È la stessa strada scelta, per esempio, dalla legge approvata dalla Puglia a ottobre 2026, che consente ai Comuni ad alta densità turistica e ai capoluoghi di individuare aree con criteri e limiti per le nuove locazioni turistiche (ANSA). Il quadro delle regole nazionali e locali è nella guida alla normativa affitti brevi.

Cosa cambia per chi affitta in Emilia-Romagna

Con gli artt. 4 e 5 annullati, per fare affitti brevi in Emilia-Romagna non serve cambiare la destinazione d’uso dell’appartamento. Restano invece tutti gli obblighi che già esistevano:

  • la comunicazione al SUAP per l’appartamento ammobiliato a uso turistico (L.R. 16/2004), con codice regionale e CIN: i passaggi per Bologna sono nella guida agli affitti brevi a Bologna;
  • le schedine ad Alloggiati Web per ogni ospite;
  • i dati ISTAT sul portale regionale, spiegati nella guida a Ross1000 in Emilia-Romagna;
  • la tassa di soggiorno dove il Comune la applica, come a Bologna.

Le norme annullate non si applicano più. Se il tuo Comune aveva avviato percorsi basati su quelle regole, chiedi allo sportello unico (SUAP) o all’ufficio urbanistica come procedono: nuovi limiti restano possibili, ma dovranno rispettare i criteri indicati dalla Corte.

La Corte di giustizia UE: sì a permessi e tetti dove mancano case

Il 22 ottobre 2026 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha deciso la causa C-813/24, Smartflats, nata da un contenzioso sulle regole della Regione di Bruxelles-Capitale. Secondo le sintesi della sentenza, la Corte ha chiarito che:

  • affittare alloggi ai turisti, anche in modo occasionale e da privato, è un servizio ai sensi della direttiva servizi (2006/123/CE);
  • uno Stato, una Regione o un Comune può chiedere un’autorizzazione preventiva, se non è discriminatoria, è giustificata da un motivo imperativo di interesse generale, come la tutela dell’accesso alla casa, ed è proporzionata;
  • dove c’è una scarsità strutturale di alloggi si può anche limitare il numero dei permessi, in proporzione all’impatto reale degli affitti brevi sulla zona;
  • i criteri devono essere chiari, oggettivi e resi pubblici in anticipo, e le restrizioni vanno sostenute da analisi che dimostrino l’effetto sugli alloggi;
  • l’obbligo non è giustificato, invece, per l’abitazione principale di chi affitta.

Cosa tenere d’occhio adesso

Tra sentenze, leggi regionali e proposte europee, la direzione è chiara: limiti possibili solo dove servono, con dati alla mano. Per chi affitta questo significa due cose. La prima è seguire le decisioni del proprio Comune e della propria Regione. La seconda è avere i propri numeri in ordine: CIN corretto, ospiti comunicati, dati ISTAT inviati, tassa di soggiorno incassata. Come funzionano oggi le verifiche lo spieghiamo nella guida ai controlli sugli affitti brevi.

Su quest’ultima parte Maurice lavora ogni giorno per te: raccoglie documenti e dati con il check-in online, invia le schedine ad Alloggiati Web e i dati ISTAT, incassa la tassa di soggiorno con carta e risponde agli ospiti 24/7 nella loro lingua.

Domande frequenti

Cosa ha deciso la Corte costituzionale sugli affitti brevi in Emilia-Romagna?

Con la sentenza n. 164/2026, depositata il 9 ottobre 2026, ha dichiarato illegittimi gli artt. 4 e 5 della legge regionale 10/2025. L’obbligo di cambiare la destinazione d’uso per tutti gli affitti brevi della regione, anche occasionali, è stato giudicato sproporzionato e discriminatorio rispetto alle altre strutture extralberghiere (artt. 3 e 41 della Costituzione).

Serve il cambio di destinazione d’uso per fare affitti brevi in Emilia-Romagna?

No. Le norme che lo imponevano sono state annullate. Restano gli altri obblighi: comunicazione al SUAP per l’appartamento ammobiliato a uso turistico, codice regionale e CIN, schedine ad Alloggiati Web, dati ISTAT e tassa di soggiorno dove prevista. Eventuali nuovi limiti del Comune dovranno essere mirati e motivati.

I Comuni possono limitare gli affitti brevi?

Sì, ma con misure mirate a zone specifiche, motivate da dati e proporzionate. La Corte costituzionale ammette il contingentamento, anche con gli strumenti urbanistici sul cambio d’uso; la Corte di giustizia UE ammette autorizzazioni preventive e tetti al numero di permessi dove c’è una scarsità strutturale di case. Divieti generalizzati estesi a un’intera regione non superano il test.

Cosa dice la sentenza della Corte di giustizia UE sugli affitti brevi?

Nella causa C-813/24 (22 ottobre 2026) ha stabilito che gli affitti brevi sono un servizio soggetto alla direttiva servizi e che si può chiedere un’autorizzazione preventiva, anche limitando il numero dei permessi dove mancano case, se la misura è non discriminatoria, giustificata, proporzionata e basata su criteri chiari e pubblici. L’abitazione principale di chi affitta resta fuori.

La sentenza UE cambia qualcosa per chi affitta in Italia oggi?

Non direttamente: in Italia non esiste un sistema nazionale di autorizzazione per gli affitti brevi. La sentenza indica però i limiti entro cui Stato, Regioni o Comuni potrebbero introdurlo. Per chi affitta valgono le regole attuali: CIN, Alloggiati Web, dati ISTAT, tassa di soggiorno e fisco.

Questo articolo ha carattere informativo generale e non costituisce consulenza legale o fiscale. Le norme cambiano e i regolamenti locali variano: verifica con il tuo commercialista o un professionista prima di agire.

Fonti

  1. Corte costituzionale — Sentenza n. 164/2026 (legge Regione Emilia-Romagna 19 dicembre 2025, n. 10)
  2. NT+ Diritto, Il Sole 24 Ore — Locazioni brevi, la Consulta boccia la legge dell’Emilia-Romagna (ottobre 2026)
  3. Il Fatto Quotidiano — Affitti brevi, Consulta boccia la legge dell’Emilia-Romagna (9 ottobre 2026)
  4. Il Sole 24 Ore — Affitti brevi, sul CIN stop ai limiti delle Regioni (Corte costituzionale, sentenza n. 163/2026)
  5. ANSA — Consiglio Puglia, approvata legge sugli affitti brevi per i Comuni ad alta densità turistica (ottobre 2026)
  6. Corte di giustizia dell’UE — Causa C-813/24, Smartflats (InfoCuria)
  7. La Legge per Tutti — Affitti brevi, sì della Corte Ue all’autorizzazione preventiva (ottobre 2026)
  8. idealista/news — Affitti brevi, la Corte Ue dice sì all’autorizzazione preventiva (29 ottobre 2026)
  9. Edotto — Affitti brevi, Corte UE: quando è legittima l’autorizzazione preventiva

L'autore

Matteo Anzidei · Fondatore di Maurice Assistant

Matteo Anzidei ha fondato Maurice Assistant a Milano per togliere a host e property manager il lavoro ripetitivo: messaggi agli ospiti, check-in, documenti, Alloggiati Web e pagamenti. Scrive guide pratiche su normative e automazione degli affitti brevi.

4,9/5 · scelto da oltre 500 property manager

Le regole si decidono in tribunale, il lavoro si fa ogni giorno

Maurice raccoglie i documenti con il check-in online, invia Alloggiati Web e dati ISTAT, incassa la tassa di soggiorno con carta e risponde agli ospiti 24/7. Tutto in un’unica dashboard.

  • Demo gratuita sulle tue proprietà
  • Configurazione guidata dal nostro team
  • Nessun contratto annuale

Promo fino al 31 dicembre 2026: €9,99 a unità al mese, IVA esclusa

Richiedi la tua demo gratuita

Ti richiamiamo entro un giorno lavorativo e ti mostriamo Maurice sulle tue proprietà.

Inviando questo modulo accetti la nostra Informativa sulla privacy. Non condivideremo mai i tuoi dati con terze parti.